Edvard Munch, Portrait Laura Munch

Opera del Fregio della vita così come Edvard Munch lo aveva pensato per la Secessione di Berlino nel 1902, una dimensione di vita con i morti …

Una dimensione di vita con i morti ...

“Un dipinto potrà perdere colore nel tempo ma conserverà la sua anima, la sua tensione i semplici ricordi le emozioni, vibrazioni dell’etere”(P N38, 144, P indica l’edizione Munch In His Own Words).

“Li ho esaminati uno a fianco all’altro e ho notato che il contenuto tematico li collega” (P N46, 134 – 135).

Ritratto di Laura Munch
Edvard Munch, Portrait Laura Munch, 1888-1890

Artista: Edvard Munch, (Løten, 12 dicembre 1863 – Oslo, 23 gennaio 1944), titolo: Portrait Laura Munch (1867-1926), tecnica: abbozzo, olio, tempera su cartone, misure: 28,5 x 34,5 cm, datazione: 1888-1890, Collezione privata.

L’idea del Fregio della vita, una serie di quadri omogenea per tematica e stile, con cui presentava soggetti di natura spirituale ed emotiva.

Fin dalla nascita, la malattia, la follia e la morte erano gli angeli neri che si affacciavano sulla culla, sono immagini che tratteggiano un’infanzia malata e soffocante, rievocano i  turbamenti adolescenziali.

Il Ritratto di Laura Munch sorella dell’artista, comprende «le tele dell’anima», è da ritenersi una rara iconografia dove l’artista dipinge l’urlo.

The Scream - Edvard Munch

Laura Munch - Skrik

The Scream (titolo originale: Skrik) è un celebre dipinto del pittore norvegese Edvard Munch, realizzato nel 1893, tecnica olio, tempera e pastello su cartone, misure (91 x 73,5 cm) collocato nella Galleria nazionale di Oslo.

I primi studi si riferiscono a una serie di disegni risalenti ai primi anni del 1890.

«Camminavo lungo la strada con due amici, il sole tramontava, il cielo si tinse d’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un parapetto. Sul fiordo nerazzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco quando sentii un grande urlo infinito che attraversava la natura.»

Dipinge le cose essenziali, o piuttosto, le vede, in maniera diversa da altri artisti. Proprio per questo motivo, le immagini di Munch sono in genere «incomplete», come le persone hanno già avuto modo di constatare da soli… Oh, sì che sono complete invece!

Un’opera d’arte è completa solo quando l’artista riesce ad esprimere tutto quello che aveva in mente: è proprio questo che colloca Munch all’avanguardia rispetto alla sua generazione, si rispecchiano i sentimenti, le ossessioni, e a questo subordina tutto il resto. »

“Un uccello rapace si è appollaiato nella mia mente, conficcandomi gli artigli nel cuore, trafiggendomi il petto con il becco, ottenebrandomi  il pensiero con il battito delle sue ali” (w24, 27, w indica l’edizione: The Private jornals of Edvard Munch).

Tecnica

Al posto della descrizione naturalistica dei corpi, l’artista sostituisce dei semplici abbozzi di colore, al di fuori di qualsiasi regola mai prima sperimentata; anche tutte le convenzioni del disegno accademico vengono trasgredite. (in macrofografia, i grumi di pigmenti).

A confronto tecnica e colori, l’Autoritratto di Edvard Munch, 1886,conservato alla Galleria Nazionale di Oslo, il dipinto, Atardecer, 1888, ATMuseo Nacional Thyssen – Borbemisza Madrid.

Edvard Munch - Autoritratto - 1886
Edvard Munch – Autoritratto – 1886

Laura Munch-Atardecer

“Una sola pennellata può essere un’opera d’arte compiuta (w7, 19)”.

“Sui miei dipinti si è abbattuto un solenne verdetto: sono dissimili ed eseguiti in stili dissimili” (W 7, 99, 1929).

Cosi come Leonardo da Vinci ha studiato gli abissi  del corpo umano e ha dissezionato cadaveri, Munch si sforza di dissezionare l’anima.

I colori

“La speranza è verde tenue eternamente e incessantemente bella. Il marrone è tenacia in fuga dalla quiete della mente destino perseverante e saldo compito del paradiso. Il giallo è sfrontatezza dell’inganno malfidato e astuto per natura mi si dica come potrei stanarlo. La gioia è cielo azzurro stupendo da ammirare.La tomba immancabilmente è nera la fonte è irrimediabilmente perduta. Ora socchiudi gli occhi e assapora della vita il gioco dei colori”.(P N41, 137 – 138).

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